Dopo il rinvio dello scorso gennaio, il 26 aprile si terrà la prima udienza del processo penale a carico della Presidente dell’Aps Casa delle donne Lucha y Siesta, associazione che da 14 anni supporta le attività antiviolenza della comunità della Casa e che gestisce 4 centri antiviolenza a Roma.
Ma oltre a sostenere il peso del processo, la comunità di Lucha deve ancora fare i conti con la precarietà dello stabile. Nonostante tutto il lavoro e l’impegno di questi ultimi anni, nonostante i proclami che hanno riempito un po’ di bocche (ma mai la nostra), Lucha y Siesta non è salva per niente. Lucha è invece ferocemente sotto attacco, priva di un riconoscimento formale nonostante un percorso partecipato come bene comune e una delibera di Giunta regionale, ma resiste agli sfiancanti tentativi di criminalizzazione, invisibilizzazione e neutralizzazione.
C’è processo e processo: se anche ci portano in tribunale, noi continuiamo a portare avanti il nostro processo di creazione di una comunità di cura, sorellanza* e bellezza di cui fai parte anche tu.

Spieghiamo insieme a tribunale e istituzioni perché l’antiviolenza non si processa e perché la comunità di Lucha y Siesta non è disposta a rinunciare alla sua Casa, rispondendo a una semplice domanda: e se Lucha y Siesta non ci fosse?
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Lucha siamo tutt3!